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RITORNARE

RITORNARE

Dopo la mistica del partire, del mollare tutto e partire, mi trovo ad esaltare quella del ritornare.
È bello partire per il mare, ma è anche bello tornare sulla terraferma. Mai come quest’anno in cui ho rischiato grosso. La perdita improvvisa dell’organo di governo per eccellenza della barca, il timone, può portare alla sua perdita totale. Superare questa prova estrema e riuscire a riportare l’imbarcazione al suo porto di armamento, dopo tremila miglia e dopo cinque mesi, credo sia una bell’impresa.
In realtà niente di impossibile. È bastato affrontare giorno per giorno i problemi che si presentavano (molti, i più diversi ed imprevidibili).
Chi è rimasto a terra, sulla terraferma, avrà pure lui avuta una vita movimentata dai problemi quotidiani, terrestri. Comunque sono un privilegiato a poter staccare e mollare gli ormeggi, ogni anno per 5/6 mesi. Ogni anno parto con la filosofia da ultimo viaggio, come se fosse un azzardo, per le tante miglia da percorrere, per l’età e gli acciacchi da portare allo sbaraglio.
Credo sia anche la condanna del marinaio, diviso tra la smania di uscire in mare aperto per affrontale la tempesta e la spinta a rientrare, prima possibile, in un porto sicuro.
Dovrò in ogni caso aspettare ancora qualche anno per poter partire come recordman, come il più anziano a tentare il giro del mondo in solitario.
Sarà allora sí l’ultimo viaggio, magari senza ritorno.

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